04 mag

Giorgia l’Oro(nero) d’Italia

giorgia

‘Dicono di me

Non sono più come ero questa sono io e loro sono

Oronero oronero’

Questo il ritornello della famosa canzone intitolata ‘Oronero’ estratta dal nuovo album, intitolato come la canzone sopra citata, di Giorgia Todrani in arte semplicemente Giorgia. Si è svolto il giorno 14 aprile 2017 al Mandela Forum di Firenze il concerto della tappa dell’ ‘Oronero tour’.

Durante il concerto Giorgia ci ha regalato un viaggio verso il passato ma anche un elogio del presente. Il concerto si è aperto con la canzone ‘Oronero’ e si è concluso con un tributo di canzoni a i cantanti che ci hanno regalato delle hit negli stessi anni in cui Giorgia ha cominciato la sua carriera. E’ stato un concerto ricco di effetti speciali, di ballerini che muovevano il corpo in modo armonioso e snodato; per non parlare della voce impeccabile a ogni canzone della protagonista Giorgia. Durante un cambio abiti della cantante c’è stato una performance di una coppia di ballerini “contorsionisti” con una banda di ‘drummers’ (suonatori di percussioni ) risultando una performance di straordinario impatto visivo per tutto il pubblico. I musicisti erano tutti di altissimo livello come ad esempio il bassista non che vocalist (corista) di origine americana che ha suonato anche con Pino Daniele e altre star americane di calibro mondiale come Sting. La voce di Giorgia è stata impeccabile attraverso un susseguirsi di note basse e note alte che sembrano irraggiungibili per noi esseri umani.

Ma scopriamo insieme chi è Giorgia? Nasce a Roma nel 1971, figlia di Elsa e del cantante musicista Giulio Todrani, membro del duo canoro Juli & Julie e, in seguito, fondatore del gruppo soul e r’n’b “Io vorrei la pelle nera”. La prima registrazione di Giorgia è del 1979 insieme a Cristina Montefiori, un 45 giri intitolato Chiamatemi Andrea per la stessa etichetta (la Yep) che pubblicava i dischi di Juli & Julie.La sua prima formazione, a sedici anni, avvenne sotto la guida del tenore Luigi Rumbo, cantore della Cappella Sistina; forma il Giorgia Todrani’s Group. La carriera musicale della cantante comincia nell’autunno del 1993, quando presenta a Sanremo Giovani un brano scritto da lei, Marco Rinalduzzi e Massimo Calabrese “Nasceremo”, classificandosi prima e ottenendo perciò l’accesso al Festival di Sanremo dell’anno successivo nella sezione “Nuove Proposte”.Nel Febbraio 1994 a Sanremo nelle Nuove Proposte, Giorgia canta una delle sue canzoni più note, dal titolo E poi, scritta nuovamente da lei, da Marco Rinalduzzi e da Massimo Calabrese ma si classifica solo settima. I due coautori del brano E poi decidono di produrre il suo primo disco, intitolato semplicemente Giorgi L’album contiene entrambi i brani interpretati sul palco dell’Ariston e ottiene buoni risultati di vendite, con circa 160.000 copie vendute. Qualche tempo dopo viene invitata da Luciano Pavarotti al suo programma Pavarotti & Friends, dove interpreta un brano dei Queen, Who Wants to Live Forever. 15 febbraio 2016 il sito ufficiale della cantante conferma che Giorgia è al lavoro su un nuovo progetto discografico. La produzione è affidata, come per i precedenti due album, a Michele Canova. Il 12 settembre 2016 Giorgia comunica il titolo del nuovo singolo, Oronero , in radio e in digital download dal 30 settembre 2016. Il 28 novembre 2016 il brano viene certificato disco d’oro, per aver venduto più di 25.000 copie.

Insomma, Giorgia con ben 10 album, una carriera da sogno anche per le numerose collaborazioni con il cantante Pino Daniele, è sicuramente una delle migliori cantautrici nel panorama Italiano e tante altre sorprese e bella musica  è pronta ha regalarci.

Elena Malvisi

04 mag

“Storie della buonanotte per bambine ribelli”

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Il 28 febbraio è uscito in Italia per Mondadori l’attesissimo “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, la versione italiana di “Good night stories for Rebel Girls”, il famoso libro ideato dalle italiane Elena Favilli e Francesca Cavallo. In questo libro sono raccontate infatti storie di vite reali in forma di brevissima favola di ben 100 tra le più grandi donne mai vissute, eroine quotidiane, ragazze che non hanno mai perso la fiducia di affermare se stesse contro pregiudizi e stereotipi di genere; sono proprio loro infatti le protagoniste di un enorme crowdfounding che, grazie a Kikstarted (un noto sito per raccogliere fondi online), ha raccolto oltre un milione di dollari da 70 nazioni diverse in soli 28 giorni, per un totale di ben un milione e 300 mila dollari dal lancio della campagna iniziata nell’aprile del 2016 e conclusa a ottobre dello stesso anno. Ogni “favola” è molto breve, infatti occupa solo una pagina ed è rispettivamente accompagnata da un ritratto della protagonista, appositamente disegnato da oltre 60 donne, più o meno famose  provenienti da tutto il mondo, che hanno deciso di contribuire alla realizzazione di questo progetto creando una vera e propria ciliegina grafica sulla torta. Infatti, essendo un libro indirizzato soprattutto ai bambini, la parte grafica assume un ruolo di fondamentale importanza, non a caso la copertina è riccamente decorata attraverso un design ammiccante e colorato e, a differenza di come si potrebbe pensare dal titolo, adattissimo anche per bambini maschi. Nel libro spiccano nomi di grandi donne della storia sia contemporanea che antica, come Margaret Tahtcher, Elisabetta II, Serena Williams, Hillary Clinton, Julia Child, Michelle Obama, Zaha Hadid e Rita Levi Montalcini. Questo libro rappresenta, da un punto di vista editoriale, un prodotto fantastico ed innovativo; “Ci siamo rese conto che il 95 per cento bambine ribellidei libri e dei programmi tv con cui siamo cresciute non avevano bambine o ragazze in ruoli importanti. Abbiamo fatto un po’ di ricerche e scoperto che le cose non sono cambiate tanto negli ultimi vent’anni, e così abbiamo deciso di fare qualcosa”, spiegano le autrici. Cavallo ricorda che “nei libri per bambini ci sono ancora molti stereotipi di genere” e i genitori non hanno a disposizione abbastanza cartoni animati, riviste o libri con modelli femminili positivi: “Per questo abbiamo creato questo libro”. Ovviamente, subito dopo l’uscita non solo in Italia ma anche all’estero, sono state molte le polemiche mosse contro le due autrici, accusate di fare discriminazione nei confronti dei bambini maschi, anche se loro stesse hanno affermato numerose volte che i bambini in questo caso devono sentirsi non esclusi ma come degli ospiti in un libro dove i protagonisti non sono supereroi maschili ma grandi donne che, grazie alla loro caparbietà e coraggio, sono riuscite a cambiare il mondo.

Alessia Rossi

02 mag

“Notte Europea dei Musei” 2017

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La “Notte Europea dei Musei” torna anche quest’anno per celebrare l’arte, la bellezza, e per farci apprezzare il ricco patrimonio artistico che ci circonda e che da sempre caratterizza la nostra penisola. Si tratta infatti di un grande evento a carattere Europeo (come si può intuire anche dal nome), mirato a diffondere la conoscenza del patrimonio artistico e culturale presso il più ampio numero di cittadini che, cogliendo questa occasione, possono magari avvicinarsi a questo mondo. E’ proprio questo l’obbiettivo di questa notte speciale che avverrà il 20 maggio prossimo. Durante questa serata, tanti saranno i musei aperti fino a tarda notte in tutta Europa; alcuni infatti per l’occasione proporranno il biglietto di ingresso alla cifra simbolica di 1 euro, altri invece saranno gratuiti o offriranno uno sconto sul biglietto. Il tutto avverrà durante l’orario di apertura straordinaria dalle ore 20:00 alle 24:00. Inoltre la sera sarà possibile assistere a numerose iniziative o a piccoli concerti che si terranno nelle varie città, senza però effettuare prenotazioni, almeno per quanto riguarda l’Italia.

firenze-notturnaFirenze rappresenta ovviamente una delle mete più ambite per questa serata, offrendo aperture serali straordinarie, in particolare: Museo San Marco, aperto dalle ore 20:00 alle ore 23:00; il Cenacolo di Andrea del Sarto ore 20-23; Villa medicea della della Petraia ore 19-22 (con visite guidate). Per tutti coloro che intendono partecipare a questo evento, potrete disporre del programma completo delle varie aperture nei rispettivi siti internet. Anche la Galleria degli Uffizi e la Galleria dell’Accademia prolungheranno straordinariamente il loro orario di apertura, che sarà dalle ore 19:00 alle 23:00. Il museo Nazionale del Bargello, dopo la consueta chiusura alle ore 17:00, riaprirà per l’occasionale serata dalle ore 20:00 alle 23:00. Per chi invece fosse interessato alla fotografia, sempre al Bargello è prevista la “Instagram night – Fotografie al Bargello”, ovvero tutti gli “Instagramers” sono invitati nel museo a fotografare i vari ambienti e a condividerli sui social media, in particolare su Instagram, l’ormai famosissimo social network fotografico. Ovviamente l’evento è ancora in fase di aggiornamento, per cui gli orari riportati sopra, potrebbero variare. Potrebbe rivelarsi una serata alternativa da passare in compagnia di amici o familiari, riscoprendo passo dopo passo le numerose meraviglie che popolano il nostro territorio.

Alessia Rossi

02 mag

Avere 17 anni”

Adolescenza: periodo della vita che va dai 12 ai 20 anni circa, in cui si passa dall’essere bambini a diventare adulti, che consiste nel succedersi di ribellioni, incomprensioni e insicurezze.

Questo è un periodo soprattutto di cambiamento che crea insoddisfazioni e problemi nell’accettazione di noi stessi, periodo di smarrimento in cui nemmeno noi sappiamo cosa vogliamo o chi siamo.

Gli adolescenti sono in continuo contrasto con il mondo e devono affrontare tutte le problematiche di quest’ età, che non sono poche: dalla paura di non essere accettati dagli altri, all’insoddisfazione del nostro aspetto fino alla scarsa fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità. Ognuno di noi durante la vita deve affrontare questo momento di cambiamento, non solo a livello fisico ma anche mentale.

L’adolescenza è quel periodo dove credi che nessuno ti capisca e ogni pretesto è buono per litigare, dove aumenta il contrasto con i genitori e crediamo di essere già grandi mentre loro ci credono ancora bambini, dove vogliamo più responsabilità e il rapporto tra genitori e figli viene messo a dura prova.adolescenti

Non abbiamo tempo per parlare e quando lo troviamo è solo un momento di litigio e discussione.  Non vogliamo sentirci dire che abbiamo sbagliato o che siamo troppo piccoli per fare certe cose.

Gli uomini, della nostra come di ogni altra epoca, siano essi credenti o non credenti, ricchi o poveri, colti o ignoranti, non hanno mai smesso un istante di cercare il raggiungimento di perfezione, ha sempre cercato di assomigliare a qualcuno, specialmente i ragazzi giovani sono in continua ricerca di idoli e modelli da seguire. Cercano infatti spesso di essere come qualcun altro poiché insoddisfatti di loro stessi, annullando però in questo modo la loro personalità e le proprie caratteristiche, omologandosi alla massa e alle tendenze in vigore.

Anche nei gruppi di amici si cerca sempre di prendere ispirazione dal ragazzo o la ragazza che si veste più alla moda e che segue le tendenze e le mode del momento; si cerca di seguire le orme di qualcun altro magari per essere accettati, sentirsi parte di un gruppo o semplicemente migliori di qualcun altro.adolescenza2

Con l’adolescenza arriva il momento di mettersi a confronto con noi stessi e assumersi impegni e responsabilità, accettare le delusioni e le proprie paure e riuscire inoltre  a dare una svolta alla propria vita, iniziando a costruire il proprio futuro. È un periodo di ribellione, in cui si vive con le cuffiette perennemente alle orecchie, cerchiamo rifugio nella musica e spesso è anche quella che ci da conforto. È un periodo difficile della vita ma chiunque l’abbia passato poi lo rimpiange perché non è solo un momento di grande difficoltà ma è anche dove avvengono le cose più belle: il primo bacio, la prima serata in discoteca, la prima birra tra amiche, le prime follie, sono quei momenti della vita che ti lasciano un segno e che non scorderai. Probabilmente nessun adolescente direbbe mai che è un periodo facile tutti vorremo essere già oltre e sentirci considerati grandi da tutti ma nonostante questo, nonostante tutti gli ostacoli che ci vengono messi davanti per far sembrare irraggiungibile il traguardo è qui, ora, che si crea e decide la persona che sarai nel sognato “dopo”.

camilla agnoletti, elisa venanzi

 

02 mag

Fuga di cervelli

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Sono sempre di più i giovani che decidono di lasciare l’Italia. A volte per un breve periodo, spinti dal desiderio di imparare una nuova lingua o di conoscere una nuova cultura, dalla voglia di sentirsi indipendenti o semplicemente per intraprendere una nuova avventura. Altre volte  i ragazzi sono spinti dalla necessità economica di trovare un impiego, temporaneo o non.

Ogni anno, infatti, circa 3 mila giovani talenti abbandonano l’Italia per mettere a frutto le proprie capacità o valorizzare le proprie competenze in un Paese straniero  dove queste vengano valorizzate e partono con la speranza di migliori prospettive di carriera.

Questo è il caso del cosiddetto “brain drain”, tradotto “fuga dicervelli”; un fenomeno che negli ultimi anni sta crescendo a dismisura. Questo perché in Italia il  tasso di disoccupazione giovanile supera il 40% e  i ragazzi non hanno la possibilità di far fruttare gli anni di studio.

Oggi i giovani lasciano l’Italia come facevano i nostri antenati, che partivano verso l’America, la Germania o l’Australia, solo con una valigia e mille aspettative per il futuro.

Anche i dati Istat, aggiornati fino al 2013, mostrano che negli ultimi anni i flussi di italiani che vanno via sono in aumento. Dal 2010 le cose non sembrano essere cambiate troppo e le destinazioni rimangono Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia e Stati Uniti.

Esportando talenti l’Italia perde risorse, ci sono semprepiù anziani e meno ragazzi e non a caso oggi la popolazione è in declino, tanto è vero che siamo il paese europeo più “anziano”, preceduti solo dalla Germania.cervfelli

Investiamo le nostre risorse nell’assistenza e nella sanità, dimenticandoci della scuola, che viene “abbandonata a se stessa”, e con lei anche i giovani, il futuro dello Stato. Sempre più spesso mancano insegnanti di ruolo e molte strutture sono inadatte o non sono abbastanza sicure.

Tuttavia il problema non è veder partire i ragazzi, ma non vederli ritornare. Ormai i tempi in cui si parla di lavoro “sicuro” sono passati e i giovani sono una generazione con mille incertezze.

Perdiamo i “cervelli” perché non riusciamo ad offrirgli un futuro; questo li porta a pensare che l’unico modo per fare carriera sia lasciare l’Italia, piuttosto che impegnarsi nel loro paese e cercare di cambiare le cose, passo dopo passo.

agnoletti camilla e elisa venanzi

02 mag

Siamo tutti immigrati

Immigrato: il dizionario lo definisce “colui che si è trasferito in un paese diverso da quello d’origine per ragioni di lavoro, famiglia, studio…” quindi tutti noi quando ci spostiamo dal nostro paese di origine siamo immigrati, immigrato è anche il cinese che lavora a prato, l’italiano che studia in america o il francese che vive in italia, immigrato non è solo chi arriva nei nostri paesi su un barcone, è anche colui che arriva in aereo o in treno.

Da sempre nel mondo esiste questo fenomeno, in qualche misura c’è sempre stato, in alcuni casi le immigrazioni ebbero conseguenze disastrose e drammatiche nei paesi di destinazione, altre volte anche nei paesi di provenienza. Vari sono i motivi che spingono le persone a stabilirsi in un altro paese: guerre, mancanza di lavoro, sogno di trovare benessere, studio  famiglia. I paesi poveri sono sempre di più e in molti paesi stranieri ci sono le guerre. Per loro l’unica possibilità di salvezza e l’unica speranza è quella di trasferirsi e ricominciare a vivere la loro vita .immigrati

Negli ultimi anni questo fenomeno ha avuto un forte aumento molti immigrati giungono sulle nostre coste con ogni mezzo disponibile rischiando anche di morire durante il “viaggio della speranza”.

Oggi giorno, nella maggior parte dei casi l’immigrato non sa se riuscirà davvero ad arrivare in fondo e gungere in un altro paese, ma nonostante questo rischia tutto per la speranza di riuscire ad avere qualcosa di migliore, riuscire a tornare a sognare e non continuare giorno dopo giorno a sperare e chie
dersi se vivrà o morirà. Il viaggio parte dal deserto dove già li in molti non riescono a andare avanti fino ad arrivare a attraversare il mare dove altri perdono la battaglia contro il mare ormai diventato come un cimitero. Attraversano il mare ammassati su dei gommoni bambini, madri, donne e uomini di ogni età che cercano sogni e speranze in quel mare aperto ma spesso vi trovano soltanto morte e disperazione. Se riescono ad arrivare nel paese ospitante non sanno se saranno accetati o no, e qui ancora rischiano, rischiano tutto un’altra volta.

Sono spesso le vittime di violenza razzista poiché resta il fatto che siamo ancora molto diffidenti ad accetare il “diverso”. La popolazione italiana a questo riguardo si spacca in due fazioni: la maggior parte vogliono che i clandestini siano rimandati ai loro paesi di origine; altri credono sia meglio trattenerli nei centri di accoglienza.

dovremmo soffermarci su cosa significhi davvero immigrato, non una persona da discriminare o da puntare il dito contro ma è una persona che va accolta e accettata come vorremmo essere noi poiché potremmo essere tutti immigrati.

camilla agnoletti, elisa venanzi

 

02 mag

Il bullismo ai giorni d’oggi

cyber bullismo

Sempre più frequentemente accendiamo la Tv e sentiamo episodi di bullismo, un fenomeno diffuso soprattutto nelle scuole, in cui un soggetto “forte” (bullo) sfoga le sue insicurezze attraverso atti di cattiveria verso chi non sa o non può difendersi ( la vittima). La conseguenza di ciò è che in  molti ragazzi si creano delle ferite profonde, difficili da rimarginare , che possono portare, in alcuni casi, al suicidio.

Tuttavia accanto al bullismo è nata negli ultimi tempi, una nuova forma di aggressione : il cyberbullismo,  un tipo di bullismo che viene compiuto con i nuovi strumenti di comunicazione, quali social network, chat, email ecc.. e che purtroppo viene sottovalutato sia dai genitori , i quali non ne percepisconola gravità, sia  dalle scuole, che evitano di rendere pubblico quanto accade tra le loro mura per non subire danni di immagine.  Inoltre il cyberbullismo è un fenomeno molto pericoloso perché i ragazzi possono nascondere la loro identità, il loro volto, il loro nome, dietro lo schermo di un computer, ma arrecare comunque un forte danno alle vittime.

Esistono vari tipi  di atti che rientrano in questa categoria: un esempio è l’invio di messaggi discriminatori, offensivi dal contenuto violento e minaccioso mirati a spaventare, ma anche la diffusione pubblica di dati personali
e sensibili rientra in una di queste forme. È pertanto importante stare molto attenti quando si inseriscono dati personali in internet. Questo vale anche per i video e le foto che si pubblica sui social in quanto sono informazioni che una volta caricati non si possono più controllare.

Uno dei tanti casi è quello di 
, una ragazzina di 14 anni morta suicida dopo che un gruppo di ragazzi poco più grandi di lei, durante una festa, la molestarono e la filmarono, pubblicando il video in rete. Da quel giorno il papà Paolo ha girato per l’Italia per raccontare ai ragazzi la storia di sua figlia. In nome di Carolina Picchio, è stato aperto anche il Centro antibullismo di Milano, un ambulatorio pubblico che si occupa di bullismo e i disturbi adolescenziali. Il professore Luca Bernardo, è a capo di questo e nel 2016 circa 1200 ragazzi sono stati aiutati.

Basta vedere i numeri delle vittime di cyberbullismo per capire la gravità di questo fatto: secondo i dati di un indagine istat :Il 20% subisce azioni di bullismo più volte al mese .Circa il 50% delle vittime ha pensato al suicidio mentre l’ 11% cerca di farlo. Nel 2016 sono state circa 230 i casi affrontati dalla polizia.

Ma come si può contrastare questo fenomeno? Sicuramente una delle cose più importanti non è condannare e non usare le nuove tecnologie, ma saperle utilizzare e stare attenti nel farlo. Ad esempio è importante non accettare amicizie sui social a chiunque, ma solo a chi conosciamo. È bene, inoltre, utilizzare un nickname e non pubblicare informazioni troppo personali, come l’età e l’indirizzo di casa. È importante reagire alle offese e ai soprusi non con altra violenza ma  parlandone con un adulto o direttamente con i bulli, i quali sono i veri deboli, incapaci di farsi notare senza la violenza, e spesso figli di genitori poco presenti o disinteressati che non si preoccupano di ciò che fa il figlio online. Sono ragazzi che non sono stati educati e reprimono questa solitudine della violenza solo allo scopo di sentirsi più grandi.

In conclusione il bullismo in generale dovrebbe essere un tema trattato con più attenzione nelle scuole, perché i giovani devono essere consapevoli del pericolo dei social e devono imparare a difendersi.

elisa venanzi, camilla agnoletti

18 apr

LORD OF WAR: Finché c’è guerra c’è speranza

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“Ci sono più di 550 milioni di armi da fuoco in circolazione nel mondo. Significa che c’è un’arma da fuoco ogni dodici persone nel pianeta. La domanda è: come armiamo le altre undici?”. L’inquadratura segue dunque la vita di un proiettile, dalla produzione nella catena di montaggio fino alla detonazione in un’arma da fuoco, accompagnata dall’azzeccatissimo pezzo dei Buffalo Springfield “For What It’s Worth”. Questo è l’incipit di Lord of War (appunto “signore della guerra”), un film del 2005 che vede come protagonista il celebre attore Nicolas Cage nelle vesti di Yuri Orlov, accompagnato da Jared Leto che interpreta la parte del fratello. Il film è ambientato in un arco di tempo sostanzialmente lungo dai primi anni ’80 fino ai giorni nostri e analizza un importante aspetto che passa spesso inosservato perché considerato lontano dalle nostre realtà, quello del traffico o meglio del contrabbando internazionale di armi. Il regista Andrew Niccol si ispira alla storia del trafficante di armi Ludwig Fainberg. La trama si intreccia con episodi storici importanti e realmente accaduti come la caduta del regime dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nel 1991 e le guerre civili della Liberia che si sono protratte fino al 1999.
La vicenda narra di una famiglia ucraina trasferitasi negli Stati Uniti d’America. Qui, dopo aver assistito a un tentativo di omicidio di un esponente della mafia russa, Yuri capirà quel è il suo ruolo nel mondo e inizierà la sua travagliata esperienza di trafficante d’armi insieme al fratello. Un trentenne svogliato e poco disposto ad impegnarsi per emergere ha così trovato un modo semplice, talvolta poco sicuro ma sicuramente appagante, per realizzarsi. Ha dunque inizio la scalata di Yuri nel mondo delle armi che lo porterà a scoprire un ambiente fatto di guerre, sangue, persone che diventano solo numeri sacrificabili per un guadagno enorme per persone avide e corrotte. Il protagonista sarà più volte richiamato a ingegnarsi per cercare di nascondere la sua vera professione alle persone della sua vita quotidiana. Alla già tortuosa “avventura” del protagonista si aggiungeranno le forze dell’ordine, braccandolo in ogni angolo del pianeta. Yuri coglierà un’importante occasione che gli si porrà davanti, decisiva allo spicco nel campo del traffico internazionale: la caduta dell’URSS; i cui arsenali saranno smerciati in tutto il mondo. Nel film è interessante notare anche come l’indistinto limite che separa i “buoni” dai “cattivi” è poco marcato e è tutt’altro che netta la divisione tra i giusti e coloro che in realtà si sporcano le mani.
Il regista Andrew Niccol combina nella pellicola ironia, dramma e azione in uno sfondo che dipinge il mondo per quello che è: una grande e spietata scacchiera dove ognuno ha il suo ruolo. La trama, seppur contorta, intriga molto e difficilmente potrebbe risultare noiosa dovendo trattare sempre di temi scottanti e attuali. Il film non vuol essere un’aperta denuncia dei fabbricanti d’armi, i quali anzi sostengono di vendere soltanto gli strumenti per fare la guerra senza fare alcuna vittima, almeno non direttamente. La critica è semmai rivolta anche alle leggi e alle politiche incapaci di arginare un problema che si sta aggravando sempre di più e punta il dito contro i governi che invece incentivano la produzione e il contrabbando di armi, che effettivamente generano un enorme guadagno.
Dal primo giorno il film è stato accolto positivamente dalla critica, eletto a “un’opera scomoda e controcorrente”, i cui argomenti sono pienamente sostenuti anche da Amnesty International che lotta a fianco della campagna del disarmo.
Nell’arte e nella cultura di massa fortunatamente anche altri artisti sono sensibili al tema del traffico di armi e della guerra in generale come Caparezza col suo pezzo “Follie Preferenziali” e sempre nel campo cinematografico va ricordato un film intitolato appunto Trafficanti (2016) interpretato da Jonah Hill e Miles Teller e diretto da Todd Phillips.
Il mondo nascosto del traffico di armi, aveva comunque ispirato già molti anni prima nel 1974, anche il film “Finché c’è guerra c’è speranza” del celebre attore e regista romano Alberto Sordi. Il titolo della pellicola non nasconde infatti una diretta e ironica denuncia verso un mercato senza scrupoli che vede le armi come oggetti di normale commercio.
La trama molto semplice ruota intorno ad un capo di famiglia, Piero Chiocca, interpretato egregiamente da Sordi, che pur di soddisfare i vizi della moglie e dei tre figli gira il continente africano inseguendo guerre civili e disordini all’interno dei vari stati fino a quando non viene assunto in un’azienda di maggior rilievo nel settore. Le cose funzionano così perfettamente da consentire a Pietro di assecondare ogni desiderio della famiglia fino a quando l’incontro con un giornalista lo porterà ad osservare in prima persona le conseguenze della guerra combattuta proprio con le sue armi.
Inevitabilmente il protagonista dovrà affrontare il diretto confronto con la famiglia dando ai suoi componenti la possibilità di decidere tra l’abbandono della sua professione e il ritorno al commercio di pompe idrauliche e di conseguenza una sensibile riduzione delle loro possibilità economiche o ignorare la vera fonte della ricchezza e di benessere. La vicenda si avvicina molto alla nostra quotidianità riferendosi anche all’incessante desiderio di possedere e arricchirsi senza sapere, che come dice Alberto Sordi nel film “…Le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, ma anche le persone come voi, le famiglie come la vostra che vogliono vogliono vogliono, non si accontentano mai!! Le ville, le macchine, le foto, le feste, il cavallo, gli anellini i braccialetti, le pellicce […] costano molto e per procurarseli qualcuno bisogna depredare. Ecco perché si fanno le guerre!”.
L’Italia si attesta tra i primi dieci produttori e esportatori d’armi nel mondo ed effettivamente testimonianze ed esempi seppur soltanto verosimili ma comunque critici come questi possono aiutarci a riflettere sulla nostra responsabilità e sul nostro coinvolgimento in un ambito molto delicato e sull’interesse di organi istituzionali che favoriscono e agevolano un mercato che grava sulla pelle di molte persone.

Federico Santesi

13 apr

ATERNANZA SCUOLA LAVORO:PIU’ POLEMICA CHE LAVORO

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L’alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori, anche nei licei, è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola) in linea con il principio della scuola aperta. La scuola deve, infatti, diventare la più efficace politica strutturale a favore della crescita e della formazione di nuove competenze, contro la disoccupazione; il monte ore obbligatorio è di 400 ore negli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei che possono essere svolte anche durante la sospensione delle attività didattiche oppure all’estero. Prima dell’introduzione dell’obbligatorietà, gli studenti che nell’anno scolastico 2014/2015 hanno svolto esperienze di alternanza, sono stati 270. Nell’anno scolastico 2017/2018, saranno coinvolti tutti gli studenti dell’ultimo triennio: circa 1 milione e mezzo. Un’utile risorsa? Una perdita di tempo? Un’opportunità per i ragazzi? Una forma di sfruttamento minorile? Tutto più complicato quando si parla di licei: lì accade, più spesso, che le realtà lavorative facciano fatica a capire che cosa trasmettere a uno studente che ancora non sa che cosa farà da grande (dato che deve ancora scegliere l’università) e che le scuole vedano nell’obbligo tempo prezioso sottratto allo studio. Anche nella fortunata coincidenza che un ragazzo si vada a confrontare con il lavoro che desidera per sé, infatti, c’è il rischio che sia un confronto astratto, un po’ perché prematuro (mancano le nozioni dell’università), un po’ perché è probabile che, alla velocità con cui la tecnologia sta cambiando il mondo, quando un ragazzo di oggi sarà pronto per entrarci quel lavoro sarà radicalmente cambiato. Dalle opinioni di insegnanti, alunni e genitori, si deduce che la buona riuscita dell’alternanza scuola lavoro dipenda dalla qualità dell’organizzazione e dei contatti tra la scuola e il territorio. L’alternanza scuola lavoro è la reintroduzione a norma di legge dello sfruttamento del lavoro minorili:

 ARTICOLO 32 – DIVIETO DEL LAVORO MINORILE E PROTEZIONE DEI GIOVANI SUL LUOGO DI LAVORO

IL LAVORO MINORILE È VIETATO. L’ETÀ MINIMA PER L’AMMISSIONE AL LAVORO NON PUÒ ESSERE INFERIORE ALL’ETÀ IN CUI TERMINA LA SCUOLA DELL’OBBLIGO, FATTE SALVE LE NORME PIÙ FAVOREVOLI AI GIOVANI ED ECCETTUATE DEROGHE LIMITATE. I GIOVANI AMMESSI AL LAVORO DEVONO BENEFICIARE DI CONDIZIONI DI LAVORO APPROPRIATE ALLA LORO ETÀ ED ESSERE PROTETTI CONTRO LO SFRUTTAMENTO ECONOMICO O CONTRO OGNI LAVORO CHE POSSA MINARNE LA SICUREZZA, LA SALUTE, LO SVILUPPO FISICO, MENTALE, MORALE O SOCIALE O CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA LORO ISTRUZIONE.

scuola lavoro

L’alternanza scuola-lavoro è certamente un’esperienza formativa per gli alunni, sia dal punto di vista educativo che dell’apprendimento, un’opportunità per conoscere il mondo del lavoro, per allargare le proprie conoscenze, incoraggiandolo allo studio. Siamo anche testimoni, però, che questa attività extra-scolastica non è sempre utile allo studente. In molti  casi il luogo di lavoro è lontano dall’abitazione e questo prevede una spesa in tempo e denaro, poiché non è previsto nessun rimborso spese da parte della scuola o dell’azienda. E’ necessario che il sistema alternanza scuola lavoro non sia concepito come il classico sistema all’italiana, ma che la formazione sia effettiva, ci siano rigorosi controlli da parte delle scuole e le famiglie siano sempre informate sulle persone alle quali sono affidati i loro figli .E soprattutto è necessario che sia ben chiaro che i ragazzi continuano ad essere prima di tutto studenti e non lavoratori. In conclusione, questo progetto di scuola-lavoro ci sta aiutando sia ad entrare in contatto con il mondo del lavoro, perché come  in una scuola, ci sono orari ben precisi da rispettare ed anche un  comportamento adeguato  da tenere durante l’orario di attività. Di questo quindi ne possiamo fare tesoro, insieme ai vari insegnamenti che il tutor, ovvero la persona addetta a seguire il nostro lavoro, ci dà durante il giorno. C’è da dire però che, soprattutto per i ragazzi che, come noi, frequentano un liceo, scuola dove le attività manuali sono pressoché assenti, questo progetto occupa del tempo prezioso generalmente dedicato allo studio, che può essere decisivo per chi magari, si riduce gli ultimi due giorni a studiare per una verifica.

Elena Malvisi

Alessia Rossi

13 apr

Il cosplay nel Valdarno e nel mondo

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La parola cosplay viene da un’unione di due parole inglesi, “costume” (costume) e “play” (giocare o interpretare) e consiste nell’ indossare un costume che rappresenti un personaggio e interpretarne il modo di agire. Se dovessi parlare di quello che significa per me essere un cosplayer, partirei dicendo che “ non è un semplice travestirsi da un personaggio di un fumetto o di un videogioco, ma è una vera e propria arte.” Il cosplay è talmente legato alla cultura nipponica che erroneamente in molti pensano sia nato in Giappone. Infatti i personaggi rappresentati dai cosplayer sono spesso presi da anime (cartoni animati giapponesi) e manga, (fumetti giapponesi) ma questa pratica nacque nel 1939 in America e solo nel 1984 prese il nome di cosplay. A chiamarlo così fu il reporter giapponese Takahashi Nobuyuki, che usò questo termine per descrivere quello che vide, in un viaggio negli USA, in alcune convention. Nel 1995 la stampa giapponese dedicò un articolo al cosplay dopo che dei ragazzi a Tokyo indossarono dei costumi dell’anime Neon Genesis Evangelion (serie molto famosa appunto nella terra del Sol Levante), e da allora questo fenomeno si è diffuso in tutto il mondo. Da diversi anni ormai il cosplay si è diffuso anche in Italia. La maggior parte dei cosplayer lo fa per divertimento, ma c’è anche chi lo fa per lavoro (specialmente in Giappone) e in molte parti del mondo è ormai visto come un normale hobby. In Italia purtroppo, questo fenomeno è visto ancora con un po’ scetticismo, soprattutto e inaspettatamente da alcuni giovani, che lo considerano “infantile“. A Lucca ogni anno si tiene il Lucca comics, la terza più grande manifestazione al mondo legata a videogiochi e fumetti, frequentata da decine di migliaia di cosplayer ogni anno, provenienti non solo dall’Italia ma da tutto il globo e si contano centinaia di altre piccole manifestazioni di questo tipo in tutto il paese. Fare cosplay non è come travestirsi per carnevale, è diverso per l’impegno e soprattutto per generi trattati e rappresentati; poiché la maggioranza dei cosplay sono di personaggi di anime e manga giapponesi a volte estremamente violenti o con contenuti non adatti ai più piccoli e alle persone più sensibili. Credo che questa riluttanza verso l’interesse per l’arte dei cosplay sia un totale controsenso soprattutto perché l’Italia ospita il terzo più grande raduno di cosplayer al mondo. La libertà di pensiero è un diritto di tutti, ma prima bisogna sapere di cosa si sta parlando, e rispetto ai cosplay la disinformazione è ancora molto alta in Italia. Fortunatamente come ho già detto prima, i giovani si stanno sempre più interessando al cosplay, grazie anche ai numerosi eventi che si tengono in Italia. C’è da precisare che in Giappone, contrariamente agli standard europei e americani, cartoni animati e fumetti sono rivolti ad un pubblico generalmente adulto o comunque in una fascia d’età fuori dall’infanzia. Gli scrittori di manga e i produttori di anime sono spesso personaggi che godono di buona fama nell’isola. Un ottimo esempio è dato da Hayao Miyazaki, regista, sceneggiatore, animatore e fumettista giapponese, autore di numerosi film di animazione tra i quali “La città incantata”, primo e unico cartone animato giapponese ad aver vinto un Premio Oscar.

Il Varchi Comics

Anche a Montevarchi già da qualche anno si tiene il Varchi comics, una piccola manifestazione unica nel suo genere in tutto il Valdarno. L’evento si svolge in alcune giornate di Marzo, (quest’anno è iniziato il 18 ed è finito il 19 Marzo). La prima edizione fu nel 2009; mentre dal 2012 si tiene nel palazzetto dello sport a Montevarchi e racchiude al proprio interno non solo fumetti ma anche videogiochi, anime, manga e ovviamente cosplay, ogni anno con sempre maggiore partecipazione da parte di interessati e collaboratori. Nel 2013 il Varchi Comics organizzò il suo primo evento cosplay e da allora nelle successive edizioni c’è sempre stata una parte della manifestazione dedicata ad essi. Ovviamente anche nell’edizione appena trascorsa, c’è stata una buona affluenza e partecipazione per quanto riguarda i cosplayer, anche se minore rispetto a quella dell’anno precedente. Nel 2016, durante l’ultima edizione del comics, il comune di Montevarchi ha concesso anche il permesso di svolgere una gara cosplay in Piazza Varchi e una marcia sempre a tema che parte dal edificio principale del comics e attraversa Via Roma fino alla Piazza. Oggi possiamo dire che esiste, oltre che a quello più famoso di Lucca una piccola entità anche Montevarchi, che mi ha visto partecipare attivamente e che ha riscosso sempre più successo, migliorando ad ogni edizione, guadagnando più consensi e soprattutto collaboratori, anche esterni al gruppo principale degli organizzatori. Per quest’anno gli organizzatori hanno optato per qualcosa di più modesto, facendo svolgere la gara dei cosplay in un ala secondaria del palazzetto dello sport adiacente a quella principale. Per i prossimi anni gli organizzatori puntano ad ottenere l’intero complesso per i due giorni nei quali si svolge il comics e di organizzare altre marcie per i cosplayer. Io stesso mi trovo nell’ambito del cosplay, e più precisamente in quello di anime e manga, da ormai tre anni, e l’anno scorso dopo innumerevoli fatiche sono riuscito a creare il mio primo cosplay e a portarlo a Lucca e successivamente al Varchi Comics. Per questo voglio ringraziare la mia migliore amica Jamila, che pratica cosplay già da diversi anni, che mi ha introdotto a questo meraviglioso mondo e che mi sta aiutando a coltivare questo mio piccolo hobby. Termino invitando i ragazzi e le ragazze italiani a provare ad entrare nel mondo del cosplay e, se vogliono, anche a praticarlo, perché non c’è niente di male nel “fingersi qualcun’altro” ogni tanto; Il cosplay è in grado di portare le persone in un mondo parallelo, le trasforma in qualcun’altro e per quelle ore o minuti in cui si è in cosplay, permette loro di poter pensare e comportarsi come il personaggio che stanno interpretando, è molto più di un semplice hobby, è vera e propria magia.

Alex Garozzo